Elena's profileOggi sono ioPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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Oggi sono ioSeptember 14 la voce della VanoniSe evitiamo l'ironia sulle gambe lunghe...
ecco la canzone che più di tutte mi rappresenta in maniera profonda, ma a tanti nell'ascoltarla appare un bel punto interrogativo in piena faccia... eppure per me è chiarissimo...
ed è stato il fascino della voce della vanoni a permettermi di scoprirla e l'affetto per un'amica, che per me si chiama Valentina...
Ornella Vanoni "Vai Valentina"
Ohi, valentina gambe lunghe per ballare oh, Valentina ogni ballo un grande amore cocca, polpa di albicocca che ti da’ con tutto il cuore oh, Valentina che prima gioca e poi ci muore è Valentina tutta occhi come il mare tutta bambina e tutta sè da torturare ora dice che lavora e che ci ha messo una croce su no, Valentina non ti riconosco più corri, corri come un gatto dal tuo letto alla fantasia corri come la tua amica matta dalla luna ad una nuova bugia e corri corri come corre il vento che se la gonna te la strappa una spina ahi, Valentina è una rosa o chi lo sa vai Valentina ma che differenza fa? e allora corri corri come un ladro che ha rubato un libro di poesie corri corri che ti manca un metro per salvare le tue unghie e le mie e allora corri corri corri corri che se la pelle te la strappa una spina ahi, Valentina pensa che era naturale era un ti amo una carezza venuta male l’altra mattina l’ho trovata in un caffè lacrime calde su tre fette di saint’honoré vedi vedi che sorridi che non si impara a far l’amore no, Valentina con la tessera del dolore e allora corri come una gazzella che non vuol finire in mezzo ai trofei corri corri che ti basta un nulla per salvare i tuoi segreti ed i miei e allora corri corri come il vento che se la gonna te la strappa una spina ahi, Valentina è una rosa o chi lo sa vai, Valentina ma che differenza fa? e allora corri corri come un sogno fuori strada e fuori sintonia corri corri come corre il tempo che ti da’ un minuto e dopo va via e corri corri come corre il lampo che se la pelle te la strappa una spina ahi, Valentina pensa che era naturale era un ti amo una carezza venuta male corri corri come corre il lampo che se la pelle te la strappa una spina ahi, Valentina non è il dramma che pensi tu era un ti amo e dopo non ti amo più Ho...Questa canzone l'ho ascoltata per la prima volta il giorno del mio complenno, il 25°.
Strane coincidenze ci riserva la vita...
LIGHEA "HO"
Ho passato la notte seduta sul tetto.. a contare le stelle di un cielo perfetto Ho pregato anche Dio per dimenticare ho ridotto al minimo i rischi ho lanciato i miei fiori al di là del mare e varcato limiti non previsti ..solitudini. Ho giurato a me stessa di essere forte ho ingannato il futuro sbirciando le carte ho perso un treno ho trovato me stessa ho creduto a una favola promessa. Posso dire che comunque vada ho scelto nonostante te ho stretto mani e ho amato ho sorriso a chi mi ha giudicato e condannato ho compiuto gli anni in un momento perdendo tutto quanto.. HO VINTO! Ho camminato giorni senza sbagliarmi e masticato altri uomini per liberarmi ho sbagliato ho perso ho seguito il vento ho scelto di non soffrire ho nascosto a me stessa ogni fallimento ho toccato il fondo per risalire. Posso dire che comunque vada ho scelto nonostante te ho stretto mani e ho amato ho sorriso a chi mi ha giudicato e rifiutato ho compiuto gli anni in un momento e finalmente ho pianto Comunque vada ho scelto! ..e come un cane sciolto ho sorriso a chi mi ha accarezzato e mi ha abbracciato Ho compiuto gli anni in un momento perdendo tutto quanto.. Ho vinto! introduzioneE' così un pò per tutti, non sto proponendo nulla di nuovo
A tutti capita di immedesimarsi nel testo di una canzone, di sentirla propria, di sospettare utopicamente che sia stata scritta per sè...
In alcune canzoni io ritrovo quella parte di me che non sarei mai in grado di descrivere.
Questa sezione del mio blog la considero un VADEMECUM:
-per gli altri
per capirci qualcosa in + di me almeno attraverso le MIE CANZONI...
-per me stessa
per riconoscermi le volte che guardandomi allo specchio ho l'mpressione di non vedermi...
Insomma io ce le metto poi chi ha orecchie per intendere...
July 19 La vera storia di un poeta e una bambina..Questa è la storia di un poeta e di una bambina...
Un giorno si videro e parlarono, parlarono, parlarono... Parlarono per anni e nonostante la differenza d'età non avevano mai bisogno di spiegare perchè la voce dell'uno entrava nell'orecchio dell'altro, gli accarezzava la mente e vi rimaneva, senza invadenza, trovando pronto un giaciglio adatto... Condividevano tutto e niente. Nessuno nella vita della bambina sapeva dell'esistenza del poeta: lei lo proteggeva dall'immaginazione di un mondo che non avrebbe mai capito. il poeta era solo, lei era tutto il suo mondo, anche se lui non lo avrebbe mai ammesso... Tutto il suo mondo, assieme ai suoi libri, alle sue carte confusamente ordinate per stati d'animo, alle sue penne rigorosamente blu e agli animali che di tanto in tanto albergavano in casa sua per essere curati e coccolati per poi essere lasciati liberi di essere animali nuovamente. La sua casa era comoda: lui diceva che lo era diventata da quando lei aveva portato la sua allegria di bambina, le sue idee e i suoi cuscini . La sua casa profumava: profumava dell'odore del poeta, di vecchi libri, del tabacco fresco delle sigarette artigianali, di basilico e dei fiori che amava cogliere o comprare a seconda delle stagioni. La sua casa era colorata: degli schizzi che lui faceva su piccole o giganti tele, che lei è riuscita ad appendere sulle pareti dapprima nude, e degli schizzi che insieme avevano preso a fare sulle pareti stesse. Erano felici insieme ma non se lo dicevano. E' facile, troppo facile pensare che tra di loro ci fosse una relazione, i benpensanti corrugheranno la fronte, scuoteranno la testa e faranno una smorfia di disapprovazione... Ma esistono rapporti che sono impossibili da spiegare e in realtà non ne vale la pena. Amore platonico lo definirebbe qualcuno, loro non si sono mai preoccupati di dargli un nome. Lui non ha mai voluto che la bambina smettesse di crescere: le chiedeva di innamorarsi perchè, diceva, lei poteva e doveva essere felice e rendere felice un uomo, quell'uomo che avrebbe meritato di strapparla via da lui per sempre; le chiedeva di studiare, perchè avrebbe voluto vederla lassù in alto, dove merita di stare; le chiedeva di non stancarsi troppo, vedendola sempre indaffarata in mille faccende e fare tutto con entusiasmo e occhiaie; le chiedeva di non piangere quando, diceva, il mondo non si dimostrava all'altezza della sua sensibilità di bambina e le dava la voglia di reagire ai propri fantasmi; le chiedeva di lasciarlo solo quando lei ha lasciato tutto per seguirlo... fino in capo al mondo... Lei voleva che il poeta fosse felice: gli chiedeva di scrivere ancora perchè lei potesse leggere per lui e vederlo piangere sorridendo; gli chiedeva di smetterla con i rancori e lasciare che il suo passato riaffiorasse perchè dal fondo dell'anima lo stava logorando, ma lui le accarezzava i capelli e le ricordava che era una bambina; gli chiedeva di smetterla di guardarla in quel modo che la imbarazzava, ma solo perchè fosse lui ad arrossire; gli chiedeva di raccontarle della sua vita, e lui lo faceva al solo patto che lei non gli imponesse ripensamenti pur sapendo che lei non lo avrebbe rispettato; lei gli chiedeva di permetterle di stargli vicino,ora ne aveva bisogno più che mai, gli giurava di stare con lui fino alla fine, di seguirlo... anche in capo al mondo...
Un giorno tra una forchettata e l'altra di una cena troppo abbondante il poeta chiede alla bambina di essere forte come solo lei sapeva essere, perchè le stava dicendo addio.
Avrebbe affrontato un lungo viaggio, dal quale non sapeva se sarebbe mai tornato...
Quello che gli stava accadendo a breve gli avrebbe impedito di scrivere e lui non poteva vivere senza scrivere, e la bambina non avrebbe più avuto niente da leggergli e lui in ogni caso non avrebbe più potuto ascoltarla. La bambina piangeva la propria impotenza, ma lui la rassicurava. La bambina voleva stargli vicino, spezzare la sua solitudine perchè sapeva di potere lei sola al mondo accompagnarlo nel suo tortuoso cammino. Anche il poeta lo sapeva, ma non voleva e la invitava a salutarlo serena, che forse un giorno si sarebbero riabbracciati. O forse no, ma gurdandola negli occhi le chiedeva giuramenti che lei non era disposta a compiere. Di pensare a lui di tanto in tanto e di vivere tutto il resto del tempo... Ma la bambina era testarda, non accettava le sue decisioni, non voleva ascoltarlo, così ha deciso nonostante lui di seguirlo ovunque fosse andato e qualunque fosse stata la sua sorte. Lui capiva, solo lui poteva, che era davvero convinta e che l'avrebbe fatto senza troppi rimpianti; lui sapeva che per lei era la decisione giusta... Lei era talmente testarda che lui, come molte volte non riusciva dialetticamente a contrastarla, e neanche a starle dietro. La bambina era riuscita a strappargli la promessa che sarebbero partiti assieme, doveva solo avere il tempo di mettere a posto le cose che lasciava... Era difficile, molto, ma era decisa, così aveva predisposto tutto, sarebbe partita. Predispose i suoi addii, pianificandoli per quel che poteva, ma non aveva fatto i conti con le emozioni... Ai suoi parlò di un lavoro fuori, perchè stessero tranquilli: in fondo aveva sempre desiderato andar via... a qualcuno non ha saputo mentire, ma non ha neppure potuto raccontare... Tutto era compiuto, pronta per un nuovo capoverso della sua giovane esistenza...non sarebbe stato poi così difficile, pensava... faceva le valigie, poche, metteva dentro più affetti che vestiti: ci sono cose a cui non avrebbe mai voluto rinunciare... era quasi pronta quando... Non doveva farlo, non così, non le lasciava scelta: "Sono già lontano ormai, tu devi vivere la tua vita, io combattere finalmente per la mia come tu mi insegni. Mi conosci abbastanza da sapere tutto quello che vorrei dirti ora. Non smetterò di scrivere, e un giorno tu leggerai ancora per me. Non tormentarti e non provare a cercarmi, non potresti mai trovarmi. Rispetta la mia scelta come tu sai fare. Da domani fà ch'io sia un bel ricordo, finchè non torno...Addio bambina mia" Un sms, come il più squallido dei film adolescenziali! Un sms per dirle addio. Provò per giorni a rintracciarlo ma senza risultati: La casa era chiusa, il numero di cellulare disattivo, scriveva mail che lui forse non avrebbe mai aperto. La rabbia, la delusione, l'angoscia... un vortice di emozioni delle più negative incupì per giorni il volto della bambina che non voleva accettare... Una mattina, era l'alba di qualche giorno dopo, vide il cielo prendere sfumature color glicine... La sola altra volta che vide quello spettacolo corse a svegliare il poeta perchè lo ammirassero insieme... Stavolta lui non c'era e forse non ci sarebbe stato mai più. La bambina pianse pensando, e pianse e pianse e pianse... Pianse tanto che ad un certo punto sorrise... Aveva capito e tutto era tornato come un tempo; il tempo in cui non servivano le parole per capirsi. La bambina senza accorgersene era cresciuta e sapeva il significato delle parole: dolore, amore, perdono, rabbia, odio, sacrificio, gioia... le aveva vissute tutte sulla propria pelle. La bambina capiva i perchè del poeta, pur non condividendoli. Lui le stava permettendo di vivere e la implorava di farlo. Lei volle obbedire. Facendo le valigie fece il conto di chiudere tutte le porte che la conducevano al proprio passato più o meno prossimo. Non usò mai le valigie, ma intraprese comunque il suo viaggio. Iniziò a piccoli passi, alcune porte le aveva chiuse a malincuore, altre rimarranno chiuse senza rimpianti. una alla volta le avrebbe analizzate tutte e avrebbe capito a quale bussare, chiedendo il permesso di rientrare, di quali buttare la chiave, ancora quale utilizzare per entrare in un ambiente da ritinteggiare alla luce della nuova persona che si accingeva ad essere. Le persone...come le porte...a qualcuna si romperà la serratura, è inevitabile. qualcun'altra saprà trovare spazio nella vita della bambina cresciuta, così come si sarà conquistata un posto nel suo cuore... E salutò, forse per sempre, il poeta col suo sorriso al centro delle lacrime in quell'alba color glicine... June 23 VogliaOggi ho voglia di scrivere
ma la carta mi è nemica
troppo suscettibile al passaggio di una flebile fiamma...
LOOP
Si torna alla solita affascinante visione del fuoco che ho dentro estinguersi in cenere... per ritornare ad ardermi in petto senza trovare "spazio" nel mondo reale.
Il mio destino sarà questo?
Impedita alla comunicazione?
Proprio io?
Che ironia... trovata per casoNon è mia... ma è perfetta...
LA VITA
dolce regalo
di un sogno d'amore
scorri impetuosa
tra l'oggi e il domani
a qualcuno ti doni
ad altri ti sottrai
non sempre per scelta
rialzi i bambini da ingenue cadute
trasformi i sorrisi in lacrime adulte
tu sei la Signora che non accetta sconfitte,
disonesta però,
non ammetti rivincite.
April 03 LoopSole che abbaglia, asfalto rovente,
spruzzi di onde destinate all'oblio,
dacchè la mente non lascia
spazio, tempo e onore
a ciò che si ripete l'istante successivo...
ogni cosa è uguale solo a se stessa...
così diciamo addio a un istante... forse il più importante...
ma gli diciamo addio...
e non è mai accaduto... April 02 Chi ben comincia...L'ho fatto, lo sto facendo...
Leggeranno, leggerete...
Ora sì che ho mal di stomaco! ...Il cuore stretto in una morsa,
stretto tra 2 mani accanite a volerne cacciare il succo.
Spremuto come fosse una spugna asciutta fa male,
troppo male.
Devo allentare la presa... Allo specchioIo sono lo specchio che riflette ciò che sei… Guardi, osservi, scruti ma non tutto ciò che vedi ti piace; un difetto che non credevi ci fosse o che sapevi esserci ma che avresti voluto ignorare… Ciò che non puoi ignorare la tua immagine, lei c’è e ci sarà sempre finche la terrai in vita… Non ti lascerà mai… Puoi rompere lo specchio, infrangerlo in mille pezzi così la tua immagine svanirà e non sarà più visibile agli occhi… Ma lo vuoi davvero? Se è così… Addio, son qua. Signori sono io, il clownUna vita nascosta agli occhi di me stessa, il sole abbaglia uno sguardo cieco di verità sommesse,,, il viso trasuda dolore ma quello che si vede è il sorriso brillante di chi non può lacrimare. Trucco marcato sul pallido cerone perché il viso non cambi l’espressione dettata dall’esigenza di guardarsi allo specchio senza vedersi. Ma il sole cala, il trucco cola e quel che resta è la smorfia, l’immagine di una risaputa sconosciuta ma solo per il tempo che il ricordo mai vissuto si dilegui. Cos’è un’emozione? Un prodotto cinematografico impresso su pellicola facilmente infiammabile così che quello che c’era non c’è più E nessuno se ne ricorderà. I trucchi di scena fanno il resto. Un inchino al pubblico e giù il sipario. Ma domani si ricomincia…e senza che si smetta. Non c’è riposo per chi non lavora. Nessuna pausa è concessa e a ben guardare a cosa servirebbe? Non si può dismettere abiti che si hanno cuciti sulla pelle… Applaudite gente, applaudite, perché il silenzio non torni, la punta di spada che riga di rosso il bianco viso del clown che conoscete, renderebbe vana la stentata commedia che DEVE farvi ridere! applaudite vi prego o il gelido calore che sento svanirà! Applaudite ancora, applaudite sempre perché la danza delle vostre mani mi accompagni alla fine del mio spettacolo Che non comincia E non finisce Mai. Uno nessuno centomila... e oltreE' quasi un'ora che sto qua davanti, a rigirarmi i pollici pensando a cosa scrivere, come scriverlo e un pò anche al perchè lo sto facendo. Un'unica certezza: lo farò. Ho da recuperare molti anni di apparente apertura al mondo. Non so se queste cose arriveranno mai a qualcuno, anche se in fondo l'intento è proprio quello che "tutti" leggano. Il principio è mettersi in gioco, in tutto e per tutto. Una sorta di autoanalisi perchè, è bene che si sappia da subito, io lo faccio da sempre, ci riesco da mai... Una cosa che è uscita fuori da questi approfonditi studi introspettivi è che io, quando entra in gioco l'emotività scappo a gambe levate; corro all'impazzata incurante di tutto e tutti e questo non va affatto bene. E come si suol dire per i gatti, cado sempre in piedi. Nel senso che sul piano comunicativo trovo sempre il modo per eludere, glissare, aggirare, scansare e tutti gli altri modi per esprimere il concetto che nessuno sa io chi sono davvero. Ed in questo mi posso concedere il merito di un primato, giacchè in realtà dubito che esistano altre persone al mondo capaci di reggere un numero così elevato di personalità contrastanti!!! Uno nessuno centomila e oltre... La cosa + difficile sarà essere costante in questo proposito, poichè non è affatto improbabile che scappi via anche da questo. In fondo è la più invadente violazione della mia intimità che la mente umana potesse produrre. E io la sto autorizzando. Caspita sono davvero masochista!! Se solo penso a quante e quali persone possono leggere mi viene da star male, cancellerei tutto. Ma è la mia sfida, con me stessa.. Mi autoperplimo. Ora scatta la fase seria: i miei scritti Sono pochi Tutto quello che scrivo, da sempre, finisce arso dalle fiamme. Purchè nessuno leggesse, purchè nessuno sapesse, ho sempre attuato un meticoloso rituale: scrivo, rileggo, no non rileggo, ma sì quasi quasi, porca miseria che ho scritto, no no no no... accendino! E' una sensazione indescrivibile vedere le fiamme che lentamente, a volte troppo lentamente nichilizzano una parte di te... o almeno l'illusione che così sia... Tutto al fuoco... ma a quanto pare quasi tutto... alcuni scritti esistono ancora; tra la polvere dell'immensità delle mie scartoffie o in una cartella del mio pc intitolata: trasposizioni semilucide di pensieri mai finiti... e qui ogni commento da parte mia è quantomeno superfluo... per quelle impolverate devo trovare la forza di riesumarle... quelle sul pc... pronta consegna! riserverò ad ognuno di loro il proprio spazio, così che sia ben visibile agli occhi di chi non vuol vedere... con questa enigmatica dichiarazione termina il primo doloroso sproloquio su me stessa, anche se la sensazione è che, in fondo, anche stavolta, non ho detto nulla!!! |
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